“D’où venons-nous?
Que sommes-nous?
Où allons-nous?”
“ P A R T E P R
I M A ”
L’Urlo
di Paul Gauguin,
o
de
Il Viaggio perpetuo dell’Artista
A)
§ UN DIO ANTROPOMORFICO
(1.)
Risulta ormai luogo comune affermare che l’uomo è fatto a immagine e somiglianza
di Dio. Però, molto spesso, siamo stati noi a fare Dio a immagine e somiglianza
nostra.
(2.)
Ma l’unica cognizione che l’uomo ha del concetto di immagine è quello animale:
e con tali forme rivestiamo Dio, rendendolo, molto spesso, antropomorfico.
(3.)
La verità è che noi siamo ad immagine e somiglianza di un Dio, il quale –
essendo creatore di ogni cosa visibile e invisibile ai nostri occhi – lo
ritroviamo dentro di noi, e con noi, attraverso quello che noi chiamiamo Spirito Santo, che abita in quel tempio di
carne umana, e dal quale interagente
equilibrio abbiamo, come risultato, il
continuo viaggio dell’uomo in tensione continua di un desiderio di...
B)
§ …CONQUISTA DI EQUILIBRIO.
(4)
Francescanamente parlando, niente va buttato. Anche quando si raggiunge il
massimo delle esperienze mistiche, come nel caso di San Francesco, non viene
comunque disprezzata questa CARNE, considerando che si è resa comunque
strumento INDISPENSABILE PER LA EVOLU-ZIONE DELLA VITA SPIRITUALE DELL’INDIVIDUO.
C)
§ L’UOMO E LA VITA: SEGNI DEL MACROCOSMO
5. Questa piccola iniziale premessa, per
comunicare quanto io sia convinto che un individuo e la sua esistenza sono, nel
loro piccolo, riproposizioni di esperienze cosmiche universali; e sono entrambi
segni, visibile ed invisibile, nel senso di TATTILE, attraverso i sensi
esterni, o di NON TATTILE, e quindi astratto, rispetto agli stessi sensi
esterni, segni tangibili di due qualità: appartenenti una al corpo sensuale,
oltre che sensitivo; e un’altra qualità che appartiene a un altro corpo anche
questa, ma soprasensibile in questo caso.
D§
VOGLIA DI VIVERE
(6.)
Entrambi, il CORPO e lo SPIRITO, perseguono l’obiettivo di EQUILIBRIO, di
armonia: e la voglia di vivere dell’individuo si esprime sempre attraverso
atti, nonché fatti, la cui realizzazione necessita di supporti, sostegni,
chiamati CULTURALI, onde perseguire un proprio SODDIS-FACIMENTO interiore, una
propria particolare GRATI-FICAZIONE.
(7.)
Una voglia di vivere, questa, che si esplica attraverso l’ineliminabile
RAPPORTO CON GLI ALTRI uomini, con le bestie, con la natura, con ogni cosa: e
soprattutto nei rapporti che abbiamo di continuo con NOI STESSI: a cominciare
dalla cura che abbiamo per il nostro corpo, fino a quei rapporti sempre più
profondi, che sempre più molto spesso evitiamo di voler avere invece col nostro più profondo intimo, con il nostro
IO, con la nostra coscienza.
8. Ed è da questo momento in poi che due
realtà, definite una il male e un’altra il bene, vengono poste manicheisticamente
di fronte molto spesso dall’uomo: un MALE e un BENE che, sebbene la Chiesa, il
Cristianesimo, non li ritenga due antagonisti a pari livello, sono purtuttavia
considerate due forze IN CONFLITTO fra di loro che mettono a dura prova questa
voglia di vivere.
9.
A prescindere quindi da quanto predica una o tal’altra Religione, circa il
problema del bene e del male, è purtuttavia vero che un conflitto di varie
forme, agenti dentro l’uomo, accompagna questo stesso DALLA NASCITA FINO ALLA
MORTE, l’esistenza sua e di tutti coloro che lo circondano.
10.
l’uomo pare, a differenza delle bestie e di tutto ciò che esiste nell’universo,
pare voler attribuire solo a se stesso particolari facoltà, come il PRIMATO
DELLA RAGIONE, che dovrebbe servire, sembra, a contemperare quella tale facoltà
che pare caratterizzare soltanto le bestie, e cioè le PASSIONI.
11.
Varie correnti di pensiero caratterizzano il passaggio, in sfumato, dal più estremo
RAZIONALISMO al più estremo SENTIMENTALISMO.
12.
Tra i risultati inaridenti dell’uno, e gli esaltanti risultati dell’altro,
l’individuo si rende conscio, soltanto in minima parte, o radicalmente, di una
ulteriore entità luminosa, come quella la cui definizione tira in ballo
argomenti teologici e filosofici, e cioè la esistenza di uno SPIRITO.
13.
Così, l’individuo, nei suoi rapporti con gli altri e con se stesso, vive una
vita caratterizzata da cadute e sollievi: una vita di continui conflitti fra un
male che facciamo e non vorremmo, e il bene che vorremmo fare e non facciamo:
qui l’Apostolo insegna: tra la DEBOLEZZA che è propria delle cose DEL MONDO, e
la forza di un mondo sovrasensibile i cui riflessi avvertiamo energetici e
forti dentro di noi.
(14.)
E dentro di noi quell’IO/COSCIENZA, coscienza di essere come Dio, ci rende uomini,
che sanno dove e quale sia il Male e quale sia, e come sia, la nostra
debolezza. *
E)
§ PASSIVITA’ (il gusto di avere).
15.
Abituati fin da quando nasciamo a gustare tutto ciò che cade sotto i nostri
sensi, non educati fin dall’inizio a conoscere anche le altre qualità più fini
e profonde, come quelle dette appunto spirituali, rimaniamo invischiati nel
forte gusto della vita sensibile, e veniamo abituati fin dall’infanzia a
ricevere continuamente, o meglio ad avvertire la forte sensazione del GUSTO DI
RICEVERE: condizione quindi del tutto passiva, egoica.
16.
Il solo risultato, a quest’uso di andare in cerca di farci ricoprire di doni di
qualsiasi tipo dall’esterno, il solo risultato è quello di vederci SOFFOCARE ad
ogni livello, sia fisico che psichico: e questo soffocamento ci avverte,
attraverso l’ansia che esterniamo, che stiamo morendo già prima di morire.
17.
In pratica noi diventiamo come dei tossicodipendenti, BIO-DIPENDENTI schiavi
quindi di tutte le forme che si presentano sotto forma di storia biologica.
18.
Possiamo quindi definire BIO-STORIA quella che l’uomo vive, tendendo continuamente a una gratificazione di
ricezione passiva dall’esterno all’interno a senso unico senza ricambio, o
senza molto ricambio comunque.
F)
§ ATTIVITA’: “Educazione al gusto di dare, per diminuire conflitti
esistenziali, e per ESSERE (esistere): essere felice nel rendere felici.”
19.
Ma se fin da bambino, l’individuo venisse educato ad avvertire che non siamo
solo dei contenitori nel quale ricevere energie dall’esterno, se venisse fatta
un’educazione tesa a farci scoprire che siamo anche noi fonti di energia, una
fonte vitale di energie, che ha bisogno di altri contenitori nei quali
riversarsi, senz’altro i conflitti esistenziali non sarebbero esauriti, nondimeno
diminuirebbero di parecchio (IL GUSTO DI DARE).
20.
Quando a volte qualcuno si accorge per caso che senza volere, senza accorgersi,
ha dato un po’ della propria energia
all’altro, avendogli procurato un beneficio, sente questo fenomeno come una
specie di miracolo; e se non si ferma ed osa riprovare, si rende conto di
quanto stranamente senta dentro di sé una dilatazione del proprio essere, che
corrisponde alla gratificazione, al soddisfacimento di vedere un altro, il suo
prossimo, il suo contenitore, riempito e felice.
21.
Se quindi l’uomo approfondisse questo modo di educare a scorgere quale
beneficio si trae dal dare e non dal ricevere, dall’ESSERE e NON AVERE, si renderà conto di come aumentino le
proprie ricchezze (di ogni tipo e ad ogni livello) dal momento che diventa lui
l’erogatore di quelle energie, indispensabili per costruire: e quindi LA
PARABOLA DEL SEMINATORE può servire ancora meglio per capire come il vero ricco
sia IL POVERO SEMINATORE, il quale possedendo lui il seme, è erogatore di vita
sia per gli altri che, a maggior ragione, per se stesso.
22.
E’ vero: c’è molta gente che è ricca, ma essa sa soltanto raccogliere: di suo
non ha il seme.
23.
E mentre anche le scorte più vaste che l’uomo ha a disposizione possono a un
tratto distruggersi, finire, il seminatore avrà sempre il suo seme, che gli
consentirà di VIVERE biologicamente, ma di continuare a STRAVIVERE
spiritualmente.
24.
Non a caso qui Gesù interviene di nuovo dicendo al suo servo che non aveva
messo in circolazione il suo TALENTO, ma l’aveva nascosto: “a te sarà tolto
pure quello che hai” e dà ancora di più a chi ha già, a chi già possiede.
25.
Il TALENTO che possiede l’uomo E’ QUESTA VITA la quale bisogna osare comunque
metterla attivamente IN CIRCOLAZIONE, anche rischiando di perdere tutto; poiché
chi ha la vera vita, il seme cioè di quel seminatore, in qualsiasi momento
saprà RISOLLEVARSI, ma chi sotterra il proprio talento diventa l’emblema, il
simbolo di colui che ha in disprezzo la vita.
G)
§ PASSIVITA’ – ATTIVITA’ – INDIFFERENZA
26.
Queste tre realtà caratterizzano la storia dell’individuo, caratterizzano la
storia intera dell’uomo.
H)
§ IO, GLI ALTRI, E DIO
27.
L’individuo dalla NASCITA alla MORTE, durante il cammino di questa VITA biologica,
non fa altro che domandarsi: “IO?” “O GLI ALTRI?”
28.
E c’è chi si rifugia IN SE stesso, ma ignora gli altri; e c’è chi rincorre
affannosamente, continuamente gli ALTRI, e di-mentica se stesso; senza parlare
di chi dice che non gli importa di andare NE’ verso gli ALTRI, NE’ verso SE
STESSO.
29.
Ma al di là di quest’ultima componente che azzera il tutto, le altre due
componenti sono:
una,
in tensione ORIZZONTALE: politica, mondana, sociale, estetica… comunque una
tensione proiettata verso l’esterno; e l’altra componente è quella determinata
da una tensione orientata verso “un” proprio dio, più che “il” proprio dio.
30.
Una dimensione molto spesso, religiosa, mistica, VERTICALE, quindi, che
appartiene anche a una dimensione morale, etica, del desiderio di vivere
all’insegna di un dio superiore.
31.
Due posizioni spesso in antitesi fra di loro, dove PRAGMATISMO e FIDEISMO
vengono a scontrarsi attraverso le varie posizioni estremistiche che assumono alcuni
gruppi di uomini nella cultura di vari periodi storici.
I)
§ FUGA SENZA REQUIE DA…
32.
Spesso sono conflitti questi che avvengono all’interno dello stesso individuo.
Credere di poter trovare una soluzione al proprio soddisfacimento di vivere una
vita con maggiore GLORIA, e con maggiori AGI AFFETTIVI, ECONOMICI, o altri
ancora, scegliendo la pragmatica soluzione del vivere al servizio dell’uomo
attraverso l’atto (attività) politico, che inappuntabilmente sfocia sempre in
esaltante eroismo, o trovare una propria gratificazione, isolandosi dalla
realtà sociale, politica, con
L’ILLUSIONE che servire Dio, un dio religioso, voglia significare dedicarsi
completamente a Lui ignorando gli altri: ma questo è fideismo.
33)
E il FIDEISMO lo si ritrova anche in quella che è di fatto la religione dei
POSITIVISTI (che hanno anche loro il proprio dio, quello della ragione).
34.
Perché di fatto, il nostro dio, quello pagano, che pare poterci risolvere tutti
i nostri problemi del mondo è quello che governa continuamente le nostre
azioni; è quello al quale noi siamo legati da schiavitù se ignoriamo i nostri
fratelli uomini; è quello dal quale noi scappiamo via appunto perché ci dà
l’impressione di essere suoi schiavi, quando serviamo l’umanità. (Schiavi di un
dio pagano).
35)
Entrambe le posizioni sono quindi proprie dell’uomo che per paura della
schiavitù scappa DA UN SIMULACRO per crearsene UN ALTRO; fuggire da un dio
religioso per divenire schiavi di un dio politico, e viceversa, significa non
possedere quella requie che cerca.
(36.)
In realtà in questo modo l’uomo non va a porsi disinteressatamente al servizio
né dell’uno, né dell’altro.
L…)
§ PARTENZA VERSO…
37.
E’ invece la tensione a voler cercare di
conciliare questi che sembrano
due estremi, due termini apparentemente antitetici, come la REALTA’ MONDANA E
QUELLA SPIRITUALE.
38.
E’ attraverso questa conciliazione, che diventa RICONCILIAZIONE dell’individuo
CON SE STESSO, che l’uomo comincia a scoprire il vero se stesso. Un vero se
stesso non schizoideo, ma un vero se stesso fatto di corpo e di anima, di
corrispondenze fra il servizio dato all’uomo e quello che si dà al proprio dio.
M)
§ … SUPERAMENTO DELLA PAURA
39.
E’ qui che l’uomo comincia a scoprire non più “paura dell’uomo, che lo fa
rifugiare tra le braccia di un dio personale”, né più “paura di un dio che lo
sorveglia e lo induce a rifugiarsi nelle illusioni di una accoglienza da parte
degli uomini.
(40.)
L’uomo, quando riesce a CONCILIARE questa realtà UMANA con quella DIVINA,
scopre che non ha NESSUN BISOGNO DI FUGGIRE da una o dall’altra, alla ricerca
di una sensazione di protezione che né l’una né l’altra possono dare.
41.
Nel conciliare questi due aspetti, l’uomo si rende PADRONE di se stesso. E
scopre “NON più il TIMORE come TERRORE” di essere perseguito, perseguitato
dall’uomo suo simile e dal proprio dio, “ma il sano TIMORE che è PREOCCUPAZIONE
DI NON FARE DEL MALE” né all’uomo, al proprio prossimo, e né dispiacere al
proprio dio, a quel proprio dio che diviene il vero dio comune a tutto il suo
popolo, il dio di tutti gli uomini, nessuno escluso.
N)
§ L’ARTE DELLA VITA E LA VITA DELL’ARTE
(42.)
Certo, lungo il corso della nostra vita, da quando nasciamo fin verso la morte
che ci aspetta, molti sono i segni che ci fanno chiedere continuamente “CHE
SIAMO, DA DOVE VENIAMO, DOVE ANDIAMO?”
(43.)
Ed è nel desiderio di cogliere tali segni radicalmente che “un uomo fa della
sua vita già un’opera d’arte, quand’ella chiama e quell’uomo risponde”.