LIBERA CHIESA IN LIBERO STATO (?!)
da Inviata Paola Leoncini (iperspazi )
“Libera Chiesa in libero Stato”.
Così, circa un paio di secoli fa, un grande statista italiano aveva stabilito,
riferendosi ai rapporti fra la nostra nazione e la piccola ma potente enclave
vaticanense: ognuna delle due istituzioni avrebbe vissuto indipendentemente,
con le proprie regole, senza interferire nei rispettivi ambiti ma, nello stesso
tempo mantenendo buoni contatti e buoni rapporti fra loro.
Non è andata esattamente in questo modo.
Nel corso degli anni, bene o male, con
alti e bassi, lo Stato Italiano ha proceduto nella sua costruzione e
costituzione passando da monarchia a repubblica, assumendo così un aspetto più
moderno e più vicino a quello di altri Paesi europei e del mondo, con
l'avvicendarsi di presidenti che rimanevano, - e ancora rimangono - in carica
solo per un certo numero di anni, indipendentemente dall'età anagrafica.
La Chiesa no. La Chiesa ha mantenuto la
sua struttura monarchica, quasi imperiale, con un capo, il Pontefice, eletto
dagli "eletti", ovvero gli uomini del Clero, rimanendo sul suo trono
fino alla morte o, in alcuni casi, uscendo di scena anzi tempo per motivi
spesso personali.
Fin qui non ci
sarebbe nulla di strano. Sul pianeta esistono ancora Stati retti da monarchie,
il cui sovrano resta al suo posto fino al passaggio a miglior vita, ma la
Chiesa ha sue regole ed un suo statuto davvero particolari. E comunque non è
questo il punto.
Lo Stato Vaticano è all'interno del
nostro territorio e fa sentire la sua presenza in modalità, talvolta non molto
silenziosa e discreta. Ha influito ed influisce su alcune scelte che lo Stato
Italiano ha proposto al suo popolo, scelte che, in certi casi, hanno toccato
tematiche delicate e critiche sulle quali gli Italiani avrebbero avuto bisogno
di riflettere con calma e attenzione senza subire l'influenza di sentimenti che
alterano il raziocinio.
La Chiesa amministra la religione, che
in Italia è quella Cristiana Cattolica la quale, va in ogni caso detto, è fra
quelle, seguite al mondo, meno impositive, che lascia al suo popolo la libertà
di praticarla o meno, e di praticarla con personale intensità ed impegno. In
altre poche, semplici parole, i Cristiani Cattolici sono liberi di recarsi nei
loro luoghi di culto se e quando vogliono, benché ci siano regole che invitano
i seguaci di questa religione ad andarci nei giorni di festività decise da un
calendario redatto in base a date antiche che risalgono agli albori del
Cristianesimo.
Grazie a nostri favolosi artisti ed
architetti, l'Italia può vantare fra i templi religiosi più belli del pianeta,
che ogni anno attraggono milioni di turisti, anche professantisi atei, i quali
entrano nelle nostre chiese rimanendo incantati dall'arte con cui sono state
edificate, che credano in Dio, o in un dio, oppure no. E qui sta il punto.
La pratica religiosa esige il sentimento
della fede che porta un individuo a credere con fervore a qualcosa che non si
vede e che si deve accettare per principio, senza porsi domande. C'è chi ci
riesce senza fatica e c'è invece chi viene saltuariamente assalito da dubbi. E
fra chi ha fede c'è chi la tiene per sé e chi, al contrario, cerca di imporla
al suo prossimo senza chiedergli nemmeno se sia interessato alla cosa. E quando
ciò avviene, la fede trasforma un culto religioso in violenza giungendo a
impedire ai comuni mortali di compiere azioni normali e pacifiche come la
semplice espressione di sensazioni e sentimenti, accusando questi ultimi di
disturbare, se non addirittura di andar contro l'attività ecclesiastica.
<Un gruppo di amici che decide di
esprimersi con voce e strumenti musicali viene allontanato da un locale vicino
ad una chiesa con l'imputazione di interferire nel corso del rito di una messa,
corredata di coro le cui voci escono dal tempio invadendo anche la piazza
antistante e coprendo completamente le voci delicate del gruppo di amici che,
nel frattempo, proprio per non disturbare hanno deliberato di continuare la
loro performance all'aperto, in una stradina adiacente alla chiesa. Adiacente,
non di proprietà della chiesa.
E il lato spiacevole del fatto non
proviene dall'intervento di un esponente del Clero, che ha cacciato gli
"empi" dal tempio, bensì da un laico, una persona che non indossa l'abito
talare ma si è ugualmente arrogata il diritto di mandar via i simpatici
improvvisati musicanti. Nessuno aveva autorizzato la persona ad agire in quel
modo, ma lei ha agito senza preoccuparsi di usare il minimo sindacale di
educazione.>
“La religione può diventare violenza,
la fede può uccidere poiché azzera la ragione.”
Un sacerdote conosciuto molto tempo
fa esordì con una dichiarazione che mi stupì piacevolmente. All'epoca, l'Europa
era ancora divisa dal Muro di Berlino e dalla Cortina di Ferro e si sapeva che
oltre il Muro e la Cortina, Dio era stato cancellato dal materialismo
comunista, ma lui se ne uscì con queste parole: "soffocare il sentimento
religioso è cosa gravissima, ma imporlo è ancora più grave!". Dette da un
prete fanno effetto.
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